Scelta cooperativa, scelta di valori

Cinque modenesi tra i probi pionieri della cooperazione in Emilia-Romagna

Sono cinque i cooperatori modenesi intervistati nel libro Probi Pionieri dell’Emilia-Romagna (Homeless Book edizioni), curato dallo scrittore e giornalista Elio Pezzi e pubblicato in occasione dei 50 anni di Confcooperative Emilia-Romagna. Si tratta di Giuliano Vecchi, Dario Mengozzi, Cesare Tardini, Vincenzo Garagnani e il compianto Ermete Modena, scomparso all’età di 93 anni il 20 settembre 2017, pochi mesi dopo aver rilasciato l’intervista.

Il libro, che racconta a più voci la storia di Confcooperative lungo la via Emilia, sarà presentato dopodomani - mercoledì 18 aprile - a Bologna, nell’ambito dell’evento sul cinquantesimo della Confcooperative Emilia-Romagna, al quale parteciperanno anche l’ex premier Romano Prodi e il presidente della Regione Stefano Bonaccini.

Tra le circa 350 pagine spiccano le testimonianze di cinque ‘probi pionieri’ modenesi, a partire proprio da Ermete Modena, fondatore e presidente di diverse cooperative della Bassa Modenese, tra cui Ital-frutta di S. Felice sul Panaro. Nella sua testimonianza, raccolta pochi mesi prima della morte e di cui è disponibile anche la versione integrale video, Modena sottolineava l'importanza «che i giovani stiano vicino alla cooperativa, perché la cooperativa è fatta per i giovani. Da soli non si può fare niente, invece con la collaborazione tra giovani si può fare la cooperazione».

Cesare Tardini, socio e poi presidente della Cantina Formigine Pedemontana, aggiunge: «Propongo sempre di inserire i giovani in cooperativa, di non aspettare troppo a farlo, perché la mentalità di una persona si forma da giovane. E se vogliamo giocare un ruolo da protagonisti anche in futuro, occorre aprirsi ai cooperatori del futuro».

«Ai giovani – aggiunge Vincenzo Garagnani, già direttore della cooperativa Garagnani dottor Giovanni, nonché amministratore dell’Unione Cooperative di Modena – voglio dire che quella della cooperazione è una buona strada da percorrere, ma occorrono grande impegno e dedizione».

Giuliano Vecchi, già direttore dell’Unione Cooperative di Modena e dell’Unione regionale, nonché segretario nazionale di Confcooperative dal 1975 al 1983, spiega così le ragioni della sua scelta: «Il modello cooperativo si muove tra due argini, il capitalismo spinto, con tutti i guai che ha provocato sulle categorie più deboli, e, dall'altra parte, il comunismo. Il modello cooperativo stava lì in mezzo e si poteva comunicare bene. Era una cosa che poteva partire dal basso. Da lì abbiamo cominciato a promuovere l'idea di un movimento cooperativo che usciva dalla parrocchia e anche dalla provincia, per creare disegni importanti, coerenti con la difesa reale degli interessi delle categorie più deboli».

Tale impegno è stato proseguito anche da Dario Mengozzi, presidente dell’Unione Cooperative di Modena dal 1969 al 1987 e presidente nazionale dal 1983 al 1991. «L'esperienza cooperativa è stata una continuazione della mia religiosità, vissuta in modo diverso, ma con esperienze concrete che avevano nel fatto religioso un’ispirazione – spiega Mengozzi - Tali esperienze concrete andavano a mettersi a confronto con cose, con esperienze, con problemi che potevano avere riferimenti nella religione, ma che, in realtà, dovevano fare i conti con la vita di tutti i giorni, con la vita collettiva».