Scelta cooperativa, scelta di valori

Confcooperative Emilia-Romagna, rifiuti: economia circolare paralizzata, rischi per ambiente e imprese

Il blocco delle autorizzazioni agli impianti di riciclo, causato da un cortocircuito burocratico e legislativo nazionale, rischia di paralizzare l’economia circolare anche nella nostra regione, con pesanti ricadute sull’ambiente, salute dei cittadini e imprese. È il grido d’allarme lanciato nei giorni scorsi da 56 associazioni imprenditoriali, che si sono rivolte a governo e Parlamento affinché risolvano una situazione di stallo che può costare fino a 2 miliardi di euro in più all’anno. Un appello che Confcooperative Emilia- Romagna intende fare proprio, richiamando l’attenzione anche di cittadini, associazioni, imprese e istituzioni emiliano-romagnole. «Siamo contenti che la nostra Regione possa raggiungere entro il 2020 l’obiettivo del 73% di raccolta differenziata. Tuttavia, questo importante risultato da solo non basta, anzi rischia di essere vanificato se non si fa un ulteriore passo – dichiara il presidente di Confcooperative Emilia-Romagna Francesco Milza - La raccolta differenziata rappresenta una precondizione fondamentale per gestire in modo virtuoso il ciclo dei rifiuti, ma senza un numero sufficiente di impianti di smaltimento e riciclo, e senza che gli impianti esistenti abbiano le autorizzazioni necessarie per fare cessare la qualifica di rifiuti (end of waste) trasformandoli in nuovi prodotti da immettere sul mercato, il sistema di economia circolare dell’Emilia-Romagna si blocca con pesanti conseguenze». Già a fine 2018 era emerso il bisogno di ulteriori impianti per il deposito e recupero dei rifiuti in Emilia-Romagna, motivo per cui anche Confcooperative ha sottoscritto un protocollo con la Regione e le altre associazioni con l’obiettivo di dare priorità alle richieste di quegli impianti in grado di aumentare le proprie capacità. «Adesso occorre fare un ulteriore passo – incalza Milza – per quei pochi impianti di riciclo esistenti che rischiano di essere bloccati dal cortocircuito legislativo nazionale». La situazione normativa al momento è ambigua e incompleta. Da un lato vi sono, infatti, le norme di tutela ambientale e territoriale che portano alla chiusura degli impianti di smaltimento più vecchi (la Regione ha annunciato la chiusura del termovalorizzatore di Ravenna a fine 2019); dall’altro c’è una sentenza del Consiglio di Stato del febbraio 2018 che rende praticamente impossibile il riciclo di alcuni materiali. Infine, pure il governo ci ha messo del suo: invece di risolvere la situazione e recepire appieno il pacchetto di direttive europee in materia di economia circolare, con lo ‘Sbloccacantieri’ ha rimandato a una disciplina del 1998 (Dm 5 febbraio 1998), senza tenere conto che negli ultimi vent’anni ricerca e innovazione hanno fatto enormi passi avanti e oggi sono quasi completamente riciclabili molti rifiuti che allora potevano essere smaltiti solo in modo tradizionale. «Siamo in una situazione di stallo che rischia di avere ricadute molto pesanti su famiglie e imprese. L’attuale quadro normativo – denuncia Milza - di fatto impedisce diverse attività di riciclo dei rifiuti di origine urbana e industriale, oltre alla realizzazione di nuove attività e impianti». Succede, infatti, che molti rifiuti, invece di venire riciclati e diventare nuovi prodotti da immettere sul mercato, come le tecnologie odierne consentirebbero, vengono destinati ai termovalorizzatori o addirittura alle discariche, sovraccaricando, e in molti casi superando, la portata del tessuto impiantistico regionale. «Paradossalmente le attività più colpite – puntualizza il presidente di Confcooperative Emilia-Romagna – sono proprio quelle che impiegano modalità e tecnologie più innovative per il riciclo e recupero dei rifiuti». Unendosi all’appello delle 56 associazioni nazionali, Confcooperative Emilia-Romagna invita, quindi, governo e Parlamento a seguire la strada tracciata dall’Unione europea recependo in toto le direttive pubblicate a giugno 2018 e invocando anche il consolidamento in regione di una filiera delle materie prime riciclate. «Le nostre imprese vogliono continuare a rendere concreta la transizione verso l’economia circolare, dando seguito anche ai risultati raggiunti sulla raccolta differenziata. Ma per fare questo – conclude Milza – dobbiamo essere messi nelle condizioni di lavorare, perché riducendo il riciclo dei rifiuti e senza impianti avanzati di trattamento, finiremo per restare ostaggio delle discariche».