Scelta cooperativa, scelta di valori

Conserve Italia investe a Ravarino: nuovo impianto da 7 milioni di euro per il pomodoro

Un investimento da 7 milioni di euro per un moderno impianto con una potenzialità da 55 milioni di pezzi all’anno, esteso su 3 mila metri quadrati in un’area in precedenza dedicata a magazzino. È la nuova linea produttiva per polpe e passate di pomodoro in Tetra Recart® realizzata da Conserve Italia nello stabilimento di Ravarino e presentata sabato scorso 19 ottobre al pubblico in occasione dell’open day promosso dal gruppo cooperativo dei marchi Cirio e Valfrutta, al quale hanno preso parte anche l’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi, il sindaco di Ravarino Maurizia Rebecchi e altri rappresentanti delle istituzioni locali. Entrata in funzione con la campagna di questa estate, la nuova linea ha già prodotto 10 milioni di brik, la metà dei quali con pomodoro biologico. «Con questa nuova linea puntiamo ad accrescere la nostra presenza nei prodotti a base pomodoro a elevato valore aggiunto, a partire dalle polpe sempre più richieste nei mercati internazionali – ha detto il presidente di Conserve Italia Maurizio Gardini - È soprattutto all’estero che vendiamo i brik realizzati nel nuovo impianto di Ravarino che, con il suo elevato livello tecnologico e di automazione, è in grado di lavorare fino a 12 mila pezzi all’ora. Durante la progettazione abbiamo dedicato grande attenzione alla riduzione dell’impatto ambientale, scegliendo di installare l’illuminazione a led con un risparmio di 20 mila kWh all’anno (pari a 9 tonnellate di Co2), mentre il raffreddamento dei brik viene svolto mediante un circuito chiuso di acqua raffreddata con pompe automatizzate che permettono il massimo contenimento dei consumi elettrici e un risparmio idrico del 90% rispetto ai sistemi tradizionali. Questo investimento – ha aggiunto Gardini - è tra i più importanti negli ultimi anni gruppo e ci consente di valorizzare al meglio il pomodoro conferito dai nostri soci agricoltori». Grazie alla nuova linea, la capacità produttiva dello stabilimento di Ravarino in termini di pezzi (scatole, bottiglie, brik) è aumentata di oltre il 20%, passando da 74 a 90 milioni all’anno. Inoltre si è generato un impatto occupazionale, con 25 lavoratori stagionali in più assunti durante la campagna del pomodoro e impiegati su tre turni. «Il territorio modenese ha sempre avuto un’importanza fondamentale per Conserve Italia – ha spiegato Gardini ai rappresentanti delle istituzioni intervenuti – Tra i consorzi di cooperative ortofrutticole che nel 1976 hanno fondato la nostra azienda, figurava anche il Copar di Ravarino, divenuto successivamente Covalpa con l’acquisizione del marchio Mon Jardin. Negli ultimi anni lo stabilimento ravarinese è divenuto un punto di eccellenza del gruppo per la lavorazione di pomodoro, ceci e legumi, con una capacità produttiva di 75 mila tonnellate di materia prima all’anno. Qui diamo lavoro ogni anno a 270 persone tra dipendenti fissi e stagionali, ai quali si aggiungono una quindicina di addetti di aziende esterne impegnati stabilmente; generiamo un impatto economico nel territorio che solo per gli stipendi si aggira attorno ai 5 milioni di euro all’anno». Ci sono anche altre caratteristiche che rendono unico questo stabilimento. «Dal 2014 abbiamo deciso di puntare su Ravarino per pomodoro e legumi biologici, arrivando a concentrare solo qui la produzione – ha sottolineato il direttore generale di Conserve Italia Pier Paolo Rosetti - Negli ultimi tre anni abbiamo investito oltre mezzo milione di euro per potenziare queste linee, tanto che il pomodoro bio è quadruplicato, da 3 mila a 12 mila tonnellate, spinto dalla domanda dei mercati internazionali, in particolare del centro e nord Europa, dove viene commercializzato con il marchio Cirio, mentre per l’Italia abbiamo lanciato la gamma Valfrutta Bio». Infine, Conserve Italia ha scelto lo stabilimento di Ravarino anche per completare il progetto di recupero della coltivazione del cece, lavorato grazie a un innovativo impianto. «Nel 2013 abbiamo acquistato una nuova linea di selezione di legumi secchi per rispondere alla crescente domanda di materia prima di origine italiana – ha concluso Rosetti - Così la lavorazione di ceci e legumi è più che triplicata arrivando a 4 mila tonnellate».