Scelta cooperativa, scelta di valori
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Confcooperative Modena

#Cooperatrici: Jessika, la traduttrice per vocazione

La rubrica sulle donne in cooperativa fa tappa a Modena per intervistare Jessika Fili, socia fondatrice della cooperativa Wabbit, specializzata in traduzioni.

L’amore per lo studio delle lingue straniere scoperto quasi come una vocazione (cioè una chiamata) alle scuole medie, “grazie ad una professoressa davvero molto brava”. Quella scelta coraggiosa alla soglia dei trent’anni, “quando ho deciso di lasciare un posto di lavoro sicuro per aprire una cooperativa con altri colleghi, perché avevo il desiderio di tradurre”. E infine la miccia che le si accende quando si parla di parità di genere. C’è questo e tanto altro in Jessika Fili, giovane neomamma da Pavullo nel Frignano (nell’Appennino modenese), socia fondatrice della cooperativa Wabbit di Modena che si occupa di traduzioni (in particolare nel settore dei videogiochi).

Trentatre anni, madre della piccola Sofia, con in tasca una laurea magistrale in Lingue per la comunicazione nell’impresa e nelle organizzazioni internazionali all’UniMoRe, Jessika ha una storia cooperativa davvero particolare. “Dopo cinque anni da dipendente di un’azienda specializzata nelle traduzioni tecniche, ho deciso che era il momento di cambiare, così mi sono dimessa abbandonando un contratto a tempo indeterminato per avviare una nuova avventura con altri due colleghi”. Nessun problema particolare nel precedente impiego, molto semplicemente “non facevo il lavoro che più mi piace, ossia tradurre, perché mi occupavo di gestire ii traduttori esterni per conto del cliente. Volevo tornare invece ad essere io a tradurre e sapevo che lì non sarebbe stato possibile”. Detto e fatto, nel giro di poco tempo Jessika molla tutto e fonda Wabbit.

Ho sempre avuto la passione per le lingue straniere, quando da piccola con i miei genitori viaggiavamo all’estero io volevo sempre fare amicizia con i bimbi che non parlavano l’italiano e trovare un modo per comunicare con loro”. Una passione di cui Jessika prende consapevolezza piena già alle scuole medie, grazie all’incontro con una docente di inglese che la fa appassionare a quelle materie, tanto che “avevo già capito all’epoca che avrei voluto studiare le lingue e lavorare in questo settore”.

Nel percorso di Jessika Fili, la cooperazione diventa quello strumento che le consente di mettere a frutto la passione per le lingue, in particolare l’inglese e il tedesco. “Non ci bastava metterci insieme come semplici liberi professionisti, volevamo più tutele e dare vita a un progetto condiviso da portare avanti insieme” racconta Jessika ricordando i primi passi di Wabbit. La scintilla si è accesa quando le strade di Jessika e dei suoi colleghi si sono incrociate con quelle di Imprendocoop, il concorso per nuove imprese di Confcooperative Modena che Wabbit ha vinto nell’aprile 2017, nemmeno un anno dopo la costituzione della cooperativa.

L’avvio dell’attività di Wabbit riguarda innanzitutto il mondo dei videogiochi – “sia per la passione dei due colleghi, sia perché c’era e continua ad esserci davvero molta richiesta di traduzioni in questo settore” – poi la cooperativa cresce fino a contare 7 dipendenti e a suddividersi in due divisioni: Wabbit Entertainment (dedicata ai videogiochi) e Wabbit Technical (dedicata alle traduzioni tecniche da manualistica, ed è qui che ora lavora Jessika).

Quando a Jessika le si chiede quale valore aggiunto può portare una donna all’interno di un’impresa (e in particolare di una cooperativa), ecco che lei quasi si infervora. Il tema della parità di genere, d’altronde, le sta molto a cuore. “La strada per ottenere una vera parità è davvero molto lunga, non è una questione di posti nei Cda o quote rosa in chissà quali altri organismi. Il problema è ancora di natura cultura, troppe persone continuano a considerare le donne adeguate solo a determinate mansioni e non ad altro, non si risolve la situazione inserendole per legge in alcune posizioni di potere”. All’interno di Wabbit, racconta Jessika, “la parità di genere è totalmente accettata, sia dal punto di vista salariale che decisionale, la maternità viene vista in maniera positiva anche perché è un bene che la donna porta alla società e per il quale è giusto che venga valorizzata. Mi arrabbio con chi dice che quello della maternità è un anno perso, magari al lavoro; figurarsi, la maternità è un anno investito nel futuro!”

A proposito di futuro, nel suo Jessika vede la possibilità di “continuare a godermi la famiglia, tornare a viaggiare e trasmettere questa grande passione anche a mia figlia”. Dal punto di vista professionale, c’è la consapevolezza di avere fatto un bel percorso in cinque anni di Wabbit e la voglia di “continuare a crescere, non necessariamente nei numeri, ma nelle competenze e nella capacità di fornire risposte alle esigenze del mercato che ci chiede di cambiare”.

A cura dell’ufficio stampa e comunicazione di Confcooperative Emilia Romagna