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Ritardi di pagamento: l’Ue mette in mora l’Italia

La Commissione europea ha deciso, con procedura di urgenza, di notificare all’Italia una lettera di messa in mora per violazione della direttiva europea sui ritardi di pagamento, entrata in vigore il 16 marzo del 2013. 

La situazione, dice un comunicato di Bruxelles, è di palese violazione della direttiva 2011/7 e in particolare degli artt. 2, 4 e 7. 

Le contestazioni si riferiscono a tre aspetti.

La norma europea impone alla pubblica amministrazione di pagare in 30 giorni o, in casi ben definiti e comunque eccezionali, in 60. La pubblica amministrazione italiana oggi paga le sue fatture in media in 180 giorni (sei volte quanto prescritto dalla norma europea), dato confermato dalla Banca d’Italia nel rapporto annuale presentato lo scorso 30 maggio. Peggiore ancora la situazione nel settore dei lavori pubblici dove la media è di 210 giorni. 
L’Italia è peggior pagatore di Bosnia (41 giorni), Serbia (46 giorni) ma anche della Grecia (155 giorni). 

Il tasso di interesse moratorio applicato da diverse amministrazioni pubbliche italiane nei propri bandi continua a essere inferiore al tasso previsto dalla direttiva e cioè del tasso di interesse di riferimento della Banca Centrale Europea aumentato di almeno l’8%.

La normativa italiana lascia troppa discrezionalità alla pubblica amministrazione per definire il momento di stato di avanzamento lavori, un passaggio essenziale perché poi l’impresa possa fatturare. 
Lasciare margini di manovra troppo ampi vuol dire nella pratica che le imprese saranno pagate quando l’ente pubblico vorrà. 

Come Bruxelles interpreta le misure varate dal Governo
Le misure del decreto legge n. 66 del 2014, la cui conversione in legge dal Parlamento italiano è prevista il 18 giugno, sono state già valutate e sono insufficienti a rispondere alle contestazioni mosse nella lettera di messa in mora. 

In primo luogo per Bruxelles le sanzioni agli enti ritardatari, introdotte per contrastare questo fenomeno, non scatteranno in caso di ritardo di pagamento, come sarebbe logico, ma solo in caso di ritardo nella certificazione del ritardo che consente lo sconto della fattura in banca. 
Inoltre la certificazione a oggi ha dimostrato di non funzionare. Il 60% degli enti a cui è stata richiesta la certificazione non ha  risposto. 
Nel restante 40% dei casi, solo il 3% delle richieste è stato evaso e ha consentito poi di arrivare al pagamento delle fatture attraverso le banche. 
Questo però costa alle imprese uno sconto del 2% sul capitale. Un prezzo caro da pagare per l’inefficienza della pubblica amministrazione. 
Va precisato che il decreto prevede anche altre sanzioni per gli enti ritardatari che però sono basate, almeno in parte, su autodichiarazioni della pubblica amministrazione stessa riguardo alla puntualità dei propri pagamenti. 
Comunque entreranno in vigore solo nel 2015. 

Il monitoraggio dell’andamento dei pagamenti, anche questo di prossima introduzione, è un’altra misura che serve per descrivere le dimensioni del problema ma non per risolverlo. Si può dire lo stesso per quanto riguarda la fatturazione elettronica. Entrerà in vigore per le amministrazioni locali solo a partire da marzo 2015 (attiva invece dal 6 giugno 2014 per le amministrazioni centrali) e la sua funzione sarà più che altro di aiutare la gestione ordinata dei pagamenti, non a effettuarli. 

Cosa vuole Bruxelles
Per la Commissione europea, per risolvere il problema definitivamente serve invece una riforma del Patto di stabilità interno e dei criteri di contabilità perché oggi sono penalizzate le amministrazioni virtuose che hanno soldi in cassa ma non possono pagare. 
Il 18 marzo del 2013 i Vicepresidenti della Commissione europea Antonio Tajani e Olli Rehn, chiarirono che il pagamento dei debiti arretrati della pubblica amministrazione potevano e possono essere pagati senza problemi, in quanto qualsiasi sforamento dai criteri di stabilita a tale titolo viene considerato fattore mitigante. 
Restano 75 miliardi da pagare secondo la Banca d’Italia. 
In generale, i fondi stanziati in diverse fasi negli ultimi 12 mesi per pagare gli arretrati coprono circa un terzo dei 75 miliardi ancora da pagare. 

Fonte: www.europarlamento24.eu