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Confcooperative Modena

Casa, Meschiari (Unioncasa): «I modenesi cercano alloggi a costi bassi, incomprensibile la rinuncia ai Peep»

I modenesi continuano a desiderare la casa in proprietà. In particolare aumenta a Modena la domanda di abitazioni a costi contenuti proveniente da un’utenza cosiddetta “grigia”, non in grado di accedere al libero mercato e tuttavia troppo “agiata” per concorrere alle graduatorie dell’edilizia residenziale pubblica.
«Oggi questa domanda non è soddisfatta perché manca un’adeguata politica di offerta – dichiara il presidente della cooperativa edilizia Unioncasa di Modena Paolo Meschiari – C’è ancora bisogno di piani Peep (piani di edilizia economica e popolare). Per questo è incomprensibile la scelta del Comune di Modena di non usare più questo strumento, di cui peraltro dovrebbe dotarsi per legge, grazie al quale migliaia di modenesi hanno coronato il sogno della casa».
Meschiari sottolinea che le richieste di acquisto di alloggi Peep non sono mai venute meno, nemmeno in questi anni di crisi. «Gli ultimi dati disponibili ci dicono che a Modena sono circa 640 i nuclei famigliari in attesa di una casa popolare, mentre le domande ancora inevase di abitazioni in edilizia convenzionata si stima siano oltre 500. Di fronte a questi numeri – continua Meschiari – ci chiediamo come si riuscirà a rispondere efficacemente alla domanda di case a basso costo e affitti calmierati, specie se si considera l’abbandono della politica dei Peep e il confinamento dell’Ers su quel che rimane delle aree “F”, peraltro in mano a privati o addirittura in contesti di riqualificazione e rigenerazione urbana che comportano tempi lunghi di attuazione e alti costi».
Il presidente di Unioncasa aggiunge che l’iter che porterà all’approvazione del Psc (Piano strutturale comunale), iniziato nel 2012, necessita ancora di almeno tre anni per il suo compimento, più altrettanti per vedere i primi cantieri. «Sono tempi lunghissimi per le attuali dinamiche – sostiene Meschiari – Ci vorrebbero procedure di approvazione più semplici e rapide, che accompagnino strumenti urbanistici più snelli e meno prescrittivi, in grado di adattarsi rapidamente a un mondo che cambia molto più in fretta rispetto al passato, per non incorrere nel rischio di trovarsi uno strumento approvato già superato. Il perseguimento del “saldo zero”, da un lato inteso come consumo zero di suolo agricolo, dall’altro come concetto allargato anche alle aree inedificate della citta già urbanizzata, senza il supporto di adeguati strumenti normativi, fiscali e finanziari in grado di abbattere i costi del recupero, rischia di ridurre, se non paralizzare, la pur scarsa produzione edilizia».
L’anno scorso Unioncasa, che ha 7.173 soci e aderisce a Confcooperative Modena, ha fatturato i 5,1 milioni di euro, assegnato ai soci 28 alloggi in proprietà e tredici in affitto.
«Dal 1981 a oggi la nostra cooperativa ha realizzato complessivamente 1.907 unità abitative, 154 delle quali attualmente in locazione ai propri soci. Nonostante condizioni locali e nazionali meno favorevoli rispetto al passato, riusciamo ancora a soddisfare le esigenze delle famiglie a basso reddito che cercano case a costi inferiori a quelli di mercato, ma – conclude il presidente di Unioncasa – confortevoli ed efficienti dal punto di vista energetico».