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Confcooperative Modena

Cooperative di comunità: Alessandro Cardinali nuovo coordinatore regionale

Nuovo passo nell’ottica di una rappresentanza sempre più strutturata ed efficace per le cooperative di comunità, imprese attive in diversi settori che nascono dalla volontà di gruppi di cittadini di salvaguardare sviluppo e occupazione in piccoli borghi, paesi di montagna e quartieri periferici delle città.

Nei giorni scorsi il consiglio regionale di Confcooperative Habitat Emilia-Romagna (l’organismo di rappresentanza delle cooperative di abitazione che di recente ha accolto al suo interno anche le imprese comunitarie) ha eletto Alessandro Cardinali coordinatore regionale delle cooperative di comunità, nonché come vicepresidente della federazione stessa.

Cinquantasette anni, parmense di Tarsogno di Tornolo e già amministratore pubblico, Cardinali è da tempo impegnato in qualità di socio fondatore nella cooperativa di comunità Granducato che opera a Tornolo (Alta Valle del Taro in Appennino parmense), dove svolge servizi turistici (come la gestione di un centro con noleggio e-bike e tende sospese) e di manutenzione delle aree boschive.

Sono 26 a oggi le cooperative di comunità aderenti a Confcooperative e distribuite in tutto il territorio regionale. Un numero destinato a crescere dato il fermento che si registra in diversi territori, dall’Appennino fino alla pianura, e i numerosi progetti in corso che coinvolgono enti pubblici e altre organizzazioni.
In occasione della sua elezione a responsabile regionale, Cardinali ha espresso apprezzamento per la recente approvazione in Commissione regionale Politiche economiche del progetto di legge dedicato al riconoscimento e sostegno per le cooperative di comunità.

«Auspichiamo che l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna possa arrivare in tempi brevi all’approvazione di questa legge con ulteriori miglioramenti al testo, in attesa di beneficiare al più presto di bandi regionali che incentiveranno la nascita di nuove cooperative di comunità – ha dichiarato Cardinali –
In una fase storica di grande difficoltà e aumento delle disuguaglianze sociali e territoriali, il modello di impresa delle cooperative di comunità può rappresentare un formidabile strumento di sviluppo locale e innovazione socio-economica a sostegno delle aree interne, montane e urbane che manifestano fenomeni di impoverimento sociale e demografico. La legge regionale in corso di approvazione riconosce il ruolo di questa forma speciale di cooperazione e ne promuove la diffusione».

«Le cooperative di comunità – ha aggiunto il presidente di Confcooperative Emilia-Romagna Francesco Milza – aiutano a contrastare l’abbandono e lo spopolamento dei territori più isolati o in difficoltà, fornendo prospettive di sviluppo laddove le istituzioni da sole non riescono a garantire risposte adeguate, mentre le imprese profit non sono interessate a investire perché non ravvisano adeguati guadagni.
È proprio in queste situazioni che la cooperazione si contraddistingue come modello di impresa etica e differente, che mette al centro persone e comunità».