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Confcooperative Modena

Sanità, basta insulti alla cooperazione

L’intervento di Confcooperative Reggio Emilia dopo le affermazioni “gravi e sorprendenti” della direttrice del Dipartimento Emergenza Urgenza della locale Ausl.

C’è profondo rammarico nelle parole con le quali Confcooperative Reggio Emilia commenta le espressioni usate dalla dr.ssa Anna Maria Ferrari, direttore del Dipartimento dell’Emergenza urgenza dell’Ausl di Reggio Emilia, nel sottolineare che i medici del pronto soccorso non saranno mai appaltati alle cooperative.

La dr.ssa Ferrari (vedi Gazzetta di Reggio del 23 ottobre) ha sottolineato, tra l’altro, che in tal caso “il livello si abbasserebbe in modo drastico”, e ancora “sui medici delle coop non c’è controllo né formativo né orario”, chiudendo poi con un secco “qui non li vogliamo”.

“Sono affermazioni gravi e sorprendenti – sottolinea Confcooperative Reggio Emilia –, a maggior ragione perché provengono da una fonte che certamente sa che proprio qui, a Reggio Emilia, opera la più grande cooperativa europea di medici di medicina generale e quanto la cooperazione stia contribuendo a sostenere servizi alla persona altrimenti non erogabili dal pubblico”.

“Se il sistema di welfare reggiano è efficace e sostenibile – prosegue Confcooperative Reggio Emilia – lo si deve in gran parte proprio alla cooperazione, ai suoi soci e ai suoi lavoratori, soggetti a retribuzioni – che nascono in conseguenza di gare e affidamenti pubblici finalizzati al risparmio – molto più basse rispetto a quelle dei colleghi del pubblico impiego. A questo è grave che si aggiunga anche il disconoscimento della professionalità e della dignità del lavoro in cooperativa, con affermazioni che in questo territorio non hanno ragione d’essere”.

“Nessun cooperatore – sottolinea Confcooperative Reggio Emilia – si è mai permesso di condannare tutto il sistema sanitario pubblico di fronte a pur conclamati casi di malasanità, né ha mai dichiarato la fine di altri modelli d’impresa a fronte di fallimenti di grandi realtà sia del privato che del pubblico; per la cooperazione, invece, come confermano le parole della dr.ssa Ferrari, ogni singolo e raro caso di comportamento dubbio o scorretto (con citazione di altri territori su casi da verificare) viene usato per screditare la cooperazione tout court e per alzare sbarramenti fondati proprio sul gratuito discredito preventivo”.

“Nel confermare a dirigenti e medici della medicina d’urgenza e al personale Ausl tutto l’apprezzamento per il loro lavoro, a maggior ragione in una lunga e drammatica situazione pandemica – prosegue Confcooperative Reggio Emilia – non possiamo esimerci dal chiedere rispetto anche per chi, in modi diversi, ha avuto a che fare con la stessa battaglia con pochi mezzi e carenze di personale sanitario e para-sanitario assimilabili a quelle di cui si parla per la sanità pubblica”.

“La dura reprimenda contro la cooperazione rivela comunque – prosegue Confcooperative allargando il tiro – un più ampio pregiudizio nei riguardi della cooperazione, dei suoi soci e dei suoi lavoratori. Non è da oggi che la cooperazione deve fare i conti con una cultura che, rifacendosi al riconoscimento del buon lavoro nei servizi alla persona (sanità, socioassistenziale, servizi educativi) esclusivamente in capo al pubblico impiego, penalizza, anche economicamente, i soci e i lavoratori delle cooperative; ora si sta però passando il segno, ed è tempo che la politica e le amministrazioni locali intervengano a viso aperto per condannare ogni pregiudizio che venga alimentato in tal senso, consapevoli che questa conflittualità non ha ragione di esistere”.

“Siamo stati i primi a chiedere una legge contro le false cooperative, con una sottoscrizione tra i soci che ha coinvolto centinaia di migliaia di cooperatori; mentre restiamo in attesa e sollecitiamo le risposte del legislatore – osserva Confcooperative Reggio Emilia – non siamo più disposti ad accettare che su temi così delicati come quelli di cui stiamo parlando sia messo in discussione il buon nome della cooperazione e, soprattutto, sia lesa la dignità di donne e uomini che responsabilmente lavorano in ogni ambito dell’economia e dei servizi in stretta relazione con il territorio e le comunità locali”.

“La cooperazione – conclude la centrale cooperativa reggiana – deve molto a Reggio Emilia, alla sua cultura del fare e del fare insieme; allo stesso modo questo territorio è più forte e coeso grazie ai primati e al lavoro della cooperazione nel sistema Parmigiano Reggiano, nel vino, nella ristorazione collettiva, nella distribuzione, nel credito, in tutto l’alveo dei servizi alla persona e alle imprese, ed è partendo da qui che è necessario, semmai, integrare risorse pubbliche e private, professionalità e funzioni e anche le azioni di denuncia contro ogni distorsione, evitando contrapposizioni alimentate dal pregiudizio.

Nella foto, il Pronto Soccorso dell’ospedale di Reggio Emilia.