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Confcooperative Modena

Vino: no a riduzione indiscriminata rese massime per i generici

«L’ultima bozza del decreto ministeriale ‘Rese’ inviata dal Mipaaf alla Regioni il 26 febbraio presenta criteri non condivisibili e pericolosi per le specificità regionali sulla riduzione indiscriminata delle rese massime a ettaro dei vini generici. Pertanto – così come chiesto a gran voce dalla Regione Emilia-Romagna – siamo a richiedere un immediato, rapido e definitivo confronto, auspicando un’ampia autonomia delle amministrazioni regionali nel definire le aree in deroga per queste riduzioni, che altrimenti rischiano di penalizzare fortemente alcuni territori». È questa la richiesta avanzata da Carlo Piccinini e Cristian Maretti, presidenti rispettivamente di Confcooperative FedAgriPesca Emilia-Romagna e Legacoop Agroalimentare Nord Italia, in rappresentanza delle cantine cooperative emiliano-romagnole che, insieme, producono quasi l’80% del vino regionale. Da troppi mesi – sottolineano le centrali cooperative – è in corso una “vivace discussione” nella filiera vitivinicola italiana relativamente alle rese a ettaro dei vini generici. Ci si riferisce in particolare alla revisione al ribasso delle rese massime per questa tipologia di vini (da 500 a 300 quintali a ettaro), con la previsione di una deroga a 400 quintali a ettaro per i territori particolarmente vocati a questa tipologia di produzione. «Guardando ai vini generici emiliano-romagnoli – aggiungono Piccinini e Maretti – dobbiamo orgogliosamente ribadire come nel corso del tempo si sia progressivamente consolidata una filiera che, anche dopo la fine degli aiuti Ue per il sostegno al mercato, è in grado di collocare l’intera produzione in Italia e all’estero, generando una produzione lorda vendibile più che dignitosa per i produttori. Non è un caso se l’Emilia-Romagna non abbia praticamente mai aderito alla misura della distillazione di crisi». È bene, poi, ricordare come per le cooperative vitivinicole questo risultato si traduca in un beneficio economico, soprattutto per i viticoltori di piccole e medie dimensioni largamente maggioritari all’interno delle basi sociali delle cantine cooperative. «Diventa, quindi, quanto mai offensivo per i viticoltori di vini generici, quindi non a denominazione di origine, essere strumentalizzati come un problema da risolvere con drastiche riduzioni delle rese a ettaro, e non invece come una risorsa per il Paese – sottolineano i presidenti di Confcooperative FedAgriPesca Emilia-Romagna e Legacoop Agroalimentare Nord Italia – Tra l’altro, è incredibile non cogliere come la riduzione indiscriminata delle rese in Italia porterebbe solo a un’immediata invasione dei vini generici spagnoli, argentini, cileni e sudafricani». Sul tema le cooperative italiane del settore hanno ampiamente ragionato e discusso all’interno del coordinamento vino dell’Alleanza Cooperative Agroalimentari, pensando di trovare un punto di equilibrio accettabile da tutti, incentrato sull’autonomia delle singole amministrazioni regionali nel definire i territori in deroga e, quindi, con una resa massima fino a 400 quintali a ettaro. «Gli sviluppi degli ultimi mesi, con svariate versioni di decreto ministeriale che si sono nel tempo succedute e sconfessate – continuano Piccinini e Maretti – hanno fatto emergere con chiarezza come tali sforzi di mediazione del movimento cooperativo non siano bastati per coinvolgere positivamente l’intera filiera e il Ministero delle Politiche agricole. Abbiamo, inoltre, ricordato a tutti che questo processo di autoregolamentazione mal si addice al perdurare dell’utilizzo in molti paesi Ue (Germania, Francia, paesi dell’Est) ed extra Ue del saccarosio di barbabietola per l’aumento del grado alcolico», concludono i presidenti di Confcooperative FedAgriPesca Emilia-Romagna e Legacoop Agroalimentare Nord Italia.